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La molestia è anche olfattiva


A marzo 2015 la Corte di cassazione con la sentenza 12019 ha chiarito che in materia di odori non esiste una normativa statale che regolamenti le soglie. Quindi la «stretta tollerabilità» diventa l’unico criterio di riferimento.

Il caso dibattuto è quello della molestia olfattiva, dovuta agli odori insopportabili provenienti da una vicina torrefazione di caffè. Anche se si tratta di un impianto munito di regolare autorizzazione, infatti il vero problema era legato alla fortissima e nauseante puzza di caffè bruciato che si diffondeva nelle zone limitrofe e che molestava gli abitanti dei dintorni.

La Cassazione ha spiegato che il reato va valutato tenendo conto della «stretta tollerabilità», a prescindere dal superamento di eventuali valori soglia fissati per legge. Quando non esiste la possibilità di accertare obiettivamente, con adeguati strumenti, l'intensità delle emissioni, il mezzo per decidere se queste sono sopportabili o meno è la testimonianza diretta di chi è a conoscenza dei fatti, purché le dichiarazioni non siano del tutto soggettive o tecniche, ma relative a quanto oggettivamente percepito.

L'imputato, pur avendo rispettato i requisiti previsti dalla legge, ha ignorato gli esposti e le segnalazioni degli abitanti, senza adottare alcun accorgimento.

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