Le polveri sottili aumentano le malattie cardiovascolari

August 14, 2017

L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla chiaro: ridurre l’inquinamento dell’aria significa ridurre l’incidenza di malattie come l’ictus, il cancro ai polmoni, i disturbi cardiovascolari e le patologie respiratorie croniche come l’asma.

Tra gli agenti inquinanti vi sono le particelle di diametro variabile, solide o liquide disperse nell’atmosfera, indicate come particolato  fine (PM10) o ultrafine (PM2,5, PM1) a seconda del diametro espresso in micron (un milionesimo di millimetro), l’ozono, il diossido d’azoto e il biossido di zolfo. Secondo le Linee Guida dell’Oms una riduzione di particolato da 70 a 20 mg per metro cubo d’aria ridurrebbe il numero di decessi correlati all’inquinamento del 15%.

In un articolo di Humanitas Salute, il dottor Ciccarelli spiega: «Il particolato ultrafine (contenente particelle di diametro inferiore a 2,5 micron), se inalato ad alti tassi, non solo può causare disturbi all’apparato respiratorio ma anche al sistema cardiovascolare. Le strutture alveolari, ove possono giungere le particelle inalate più piccole sono circondate da una fitta rete di capillari: da qui le sostanze possono entrare in circolo nel sangue e, attraverso la circolazione sanguigna, giungere in tutto l’organismo con effetti nocivi».

 

Il sistema U-Earth consente di eliminare attraverso un efficace sistema di depurazione dell’aria quasi tutti gli agenti inquinanti presenti in un ambiente, compresa la formaldeide e le polveri ultrasottili.

 

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